lunedì 24 luglio 2017

Legambiente e Gal DaunOfantino insieme per la promozione della Biodiversità e del territorio



MARGHERITA DI SAVOIA - È stata firmata lo scorso 17 maggio la “convenzione per l’assegnazione locale c/o Villaggio dei Salinieri e relativa realizzazione del Laboratorio della Biodiversità” tra il Gal DaunOfantino e il Circolo Legambiente Margherita di Savoia. L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dal Comune di Margherita di Savoia e dal Sindaco Paolo Marrano.
La biodiversità può essere definita come la ricchezza di vita sulla terra: i milioni di piante, animali e microrganismi, i geni che essi contengono, i complessi ecosistemi che essi costituiscono nella biosfera. Questa varietà non si riferisce solo alla forma e alla struttura degli esseri viventi, ma include anche la diversità intesa come abbondanza, distribuzione e interazione tra le diverse componenti del sistema. La biodiversità arriva a comprendere anche la diversità culturale umana, che peraltro subisce gli effetti negativi degli stessi fattori che, agiscono sulla biodiversità. La biodiversità, quindi, esprime il numero, la varietà e la variabilità degli organismi viventi e come questi varino da un ambiente ad un altro nel corso del tempo.
Ciascuna specie, poco importa se piccola o grande, riveste e svolge un ruolo specifico nell’ecosistema in cui vive e proprio in virtù del suo ruolo aiuta l’ecosistema a mantenere i suoi equilibri vitali. La biodiversità è importante perché è fonte per l’uomo di beni, risorse e servizi: i cosiddetti servizi ecosistemici. La biodiversità fornisce nutrimento (vegetali e animali), fibre per tessuti (cotone, lana, ecc.), materie prime per la produzione di energia (legno e minerali fossili) ed è la base per i medicinali. La perdita e l’impoverimento della biodiversità ha impatti pesanti sull’economia e sulle società, riducendo la disponibilità di risorse alimentari, energetiche e medicinali.
La causa principale dell’alterazione della diversità biologica della Terra è l’intervento indiscriminato dell’uomo, che ha alterato profondamente l’ambiente in cui viviamo. Esistono diversi fattori di perdita di biodiversità. Essi comprendono: la distruzione, la degradazione e la frammentazione degli habitat; i cambiamenti climatici; l’inquinamento; l’introduzione di specie alloctone; la caccia e la pesca eccessive e indiscriminate.
Per contrastare questo processo non c’è altra soluzione se non invertire la tendenza all’eccessivo prelievo di risorse naturali, limitandone il consumo e razionalizzandone l’uso. Può sembrare strano, ma anche essere più attenti a quello che si compra e a quello che si mangia può aiutare a combattere la perdita di biodiversità.
L’intento di questo laboratorio è proprio quello di soffermarsi su queste tematiche ed approfondirle in maniera didattica, al fine di far riflettere cittadini, visitatori, studenti sull’importanza del nostro ambiente, territorio, cultura….come tutelarla, proteggerla e valorizzarla. Far vedere gli effetti positivi che la biodiversità, la presenza animale e vegetale porta al nostro territorio e alle nostre vite, e quali gli aspetti negativi spesso provocati da noi stessi, che portano a danneggiarci.
Margherita di Savoia, grazie alla presenza di un vasto patrimonio naturalistico e ambientale, è tra i luoghi principali da cui far diffondere tale messaggio e sensibilizzazione. È nostro dovere essere protagonisti per la sua tutela e valorizzazione ambientale. Questo Laboratorio, inoltre, ci consentirà di portare a Margherita di Savoia un crescente numero di visitatori e scolaresche, grazie ad un’offerta didattica sempre più ricca e variegata, ma soprattutto di notevole spessore educativo ambientale.
Circolo Legambiente Margherita di Savoia

Monitoraggio Goletta Verde: Margherita di Savoia entro i limiti di legge.

Focus regionale sulla depurazione:
Scendono a 4 gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo. Il 20% dei depuratori presenta criticità mentre il 19% è soggetto a scarichi anomali. Rimangono 27 i Comuni sottoposti a procedura d’infrazione.
Procedono gli interventi per migliorare il comparto depurativo e sono numerose le iniziative messe in campo dalla Regione per incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura

Legambiente: “Soddisfacenti i monitoraggi di Goletta, ma rimangono le solite criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. È importante che la Regione Puglia definisca, al più presto le linee guida di un piano regionale per la gestione dei fanghi di depurazione, la cui produzione aumenterà nei prossimi anni a seguito del potenziamento degli impianti di depurazione 

Rifiuti in spiaggia e poche informazioni ai bagnanti:
Tra i rifiuti trovati la plastica la fa da padrona: censita nel 90% dei punti campionati
Di fatto inesistenti i cartelli obbligatori per legge sulla qualità delle acque e di divieto di balneazione
Goletta Verde 2017 Mappa dei risultati in Puglia
Sette campionamenti su trenta eseguiti lungo le coste pugliesi, in corrispondenza delle foci di fiumi, canali e torrenti, risultano fuori dai limiti di legge e, di questi, cinque sono “fortemente inquinati”.
È questo in sintesi l’esito del monitoraggio effettuato in Puglia da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane – realizzata grazie al sostegno del CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, e dei partner tecnici Aquafil, Novamont, Nau!. – presentato questa mattina a Bari da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e da Giorgio Zampetti, portavoce di Goletta Verde, alla presenza di Annamaria Curcuruto, Assessore ai Lavori Pubblici, Risorse Idriche e Tutela delle Acque della Regione Puglia, Nicola Giorgino, Presidente Autorità Idrica Pugliese, Vito Bruno, Direttore Generale Arpa Puglia, Paolo Buonamico, Portavoce Sindacato Medici Italiani e Luigi Lobuono, Presidente del Circolo Canottieri Barion.
“L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde, che è bene ribadirlo non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali - spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - è quello di individuare i punti critici di una regione e le pressioni inquinanti che ancora gravano sulla costa, analizzando il carico batterico che arriva in mare prevalentemente dalle foci di fiumi, canali o scarichi non depurati. Purtroppo quello della cattiva depurazione affligge tantissime zone dell’Italia, visto che nel nostro Paese circa il 25% delle acque di fognatura viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato, nonostante siano passati oltre dieci anni dal termine ultimo che l'Unione Europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi. Ritardi – conclude Zampetti - che si ripercuoto anche sulle tasche dei cittadini, visto che le inadempienze dell’Italia nell’attuazione della direttiva comunitaria hanno portato a procedure di infrazione, in alcuni casi seguite da condanne che si tramutano in multe salatissime”.
L’Italia, infatti, è soggetta a tre procedure di infrazione emanate dalla Commissione Europea nel 2004, nel 2009 e nel 2014; le prime due delle quali sono già sfociate in condanna. Per la procedura di infrazione 2004/2034 la sanzione prevista è di 62,7 milioni di euro, una tantum a cui si aggiungono 347 mila euro per ogni giorno (61 milioni di euro a semestre) sino a che non saranno sanate le irregolarità.
I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente tra il 18 e il 21 luglio. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e sono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.
Sono stati giudicati “fortemente inquinati” i campionamenti effettuati alla foce del torrente Candelaro a Manfredonia; alla foce del canale contrada Posticeddu sul Litorale Apani a Brindisi; alla foce del canale Reale a Torre Guaceto, nel comune di Carovigno; alla spiaggia di fronte al canale Ostone a Taranto; alla foce del torrente sulla litoranea di Ponente di Barletta. Giudizio di “inquinato”, invece, per i campionamenti effettuati alla foce del Galeso, a Taranto e alla spiaggia presso lo sbocco del collettore alluvionale sotto la Villa Comunale a Trani.
“Il risultato del monitoraggio di Goletta Verde - afferma Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – ci consegna una fotografia nel complesso positiva, anche se permangono le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. Sul fronte della depurazione scendono a 4 gli impianti che scaricano nel sottosuolo e, dai 2.493 controlli effettuati da Arpa Puglia, emerge che il 20% dei depuratori non rispetta i limiti tabellari per almeno un parametro monitorato. A tal proposito è chiaro l’impegno della Regione verso interventi di potenziamento/adeguamento dei depuratori, compresi quelli per il contenimento delle emissioni odorigene ma anche verso l’attivazione di iniziative finalizzate al perseguimento delle pratiche irrigue per il riuso in agricoltura delle acque reflue depurate e affinate. È importante, inoltre, che la Regione Puglia definisca al più presto le linee guida di un piano regionale per la gestione dei fanghi di depurazione, la cui produzione aumenterà nei prossimi anni a seguito del potenziamento dei depuratori”.
Inoltre, non si può certo dire che i bagnanti vengano informati a dovere. Anzi, tutt’altro. La cartellonistica in spiaggia è inesistente anche qui in Puglia, nonostante sia obbligatoria da tre anni per i comuni costieri: soltanto in uno dei 30 punti campionati, i tecnici di Goletta Verde hanno avvistato i cartelli informativi previsti dalla normativa, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi 4 anni), i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa. Anche quelli di divieto di balneazione sono merce rara: solo in un caso rispetto ai quattro dove non vengono eseguiti campionamenti da parte delle autorità competenti, era presente il cartello per informare i bagnanti. Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute dei bagnanti. In alcuni punti giudicati critici dai tecnici di Goletta Verde, infatti, è stata registrata la presenza di bagnanti, soprattutto bambini, nel punto preso in esame o nelle immediate prossimità dello stesso.
Tema centrale di questa edizione di Goletta Verde è anche il rischio per inquinamento da marine litter. Legambiente ha recentemente raccontato l’esperienza e i dati raccolti in questi 30 anni da Goletta Verde alla conferenza mondiale degli Oceani all’Onu, rilanciando un pacchetto di proposte per contrastare questo problema che, al pari della maladepurazione e della pesca illegale, mette in serio pericolo l’ambiente, la biodiversità marina ma anche la salute dei cittadini. Soltanto in sei punti rispetto ai 30 punti monitorati, i tecnici di Legambiente non hanno trovato rifiuti. C’è di tutto, ma a farla da padrona resta la plastica, presente nel 90% dei casi; segue il vetro, ma anche carta e rifiuti vari.

Focus regionale sulla depurazione
Sono 185 gli impianti di depurazione a servizio degli agglomerati pugliesi, di cui 183 gestiti da Acquedotto Pugliese e 2 gestiti direttamente dai comuni (Lesina Marina e Sannicandro Garganico-Torre Mileto).
Tra questi, solo 17 sono dotati di stazione di trattamento “bottini”, vale a dire dei rifiuti liquidi provenienti dallo svuotamento delle fosse settiche o dai pozzi neri , casi in cui manca la rete di fognatura dinamica.
La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella nostra regione. Questo comporta che solo il 4% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali significativi, il 78% è costituito da lame e corsi d’acqua minori o dal suolo(attraverso trincee drenanti) e il 16% recapita a mare. Gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo, con grave rischio di inquinamento delle falde acquifere, sono 4 (Casamassima Vecchio, Lesina Marina, Manduria Vecchio e Martina Franca), 3 in meno di quelli recapitanti nel sottosuolo nel 2016 (gli impianti di Cassano Murge e Uggiano La Chiesa a seguito di interventi infrastrutturali conclusisi di recente non scaricano più nel sottosuolo mentre quello di Carovigno vecchio è stato dismesso).
Dal monitoraggio effettuato dall’Arpa Puglia nel 2016 (2.493 controlli) sulla conformità dei reflui in uscita sono stati riscontrati superamenti, rispetto ai limiti tabellari per almeno un parametro monitorato, su 37 impianti di depurazioneDi questisu 17 nel corso 2016 sono stati avviati i lavori di adeguamento/potenziamento e/o operazioni di collaudo (Andria, Bitonto, Uggiano la Chiesa, Faggiano, Trani, Molfetta, Ruvo di Puglia, Bisceglie, Cerignola, Stornara, Ortanova, Crispiano, Galatone, Manfredonia, Lucera A, Lucera B, Specchia); su 6 impianti sono stati già programmati interventi, attualmente in fase di progettazione (Bari Ovest, Monte Sant’Angelo B, Gioia del Colle, San Severo, Volturino, Castrignano del Capo); 2 impianti sono stati dismessi nel 2017 (Cassano delle Murge vecchio e Bovino vecchio); su 2 è prevista la dismissione (Casamassima vecchio, Manduria vecchio); per i restanti 10 (San Giorgio Jonico, Vieste, Sant’Agata di Puglia, Serracapriola, Stornarella, Troia, Manfredonia Borgo Mezzanone, Orsara di Puglia, Panni, Castelluccio dei Sauri) devono essere attivati interventi di manutenzione, in attesa che venga definita la copertura finanziaria nei casi in cui siano necessari anche interventi di adeguamento e/o potenziamento strutturale.
Nel ciclo di programmazione 2016-2019, sono state messe in campo ingenti risorse per migliorare il comparto depurativo. Sono 186 gli interventi complessivamente previsti per il settore. Tra questi: 74 interventi mirano alpotenziamento della capacità di trattamento. Di questi, 4 sono stati già conclusi nel corso del 2016, 45 hanno i lavori in corso (per 28 di essi l’ultimazione dei lavori è prevista entro il 2017), 25 sono ancora in progettazione, con differenti livelli di approfondimento progettuale. Nel 2016 è stato colmato il 9% del deficit strutturale dei depuratori rispetto alla previsione del Piano Regionale di Tutela delle acque.
Nel ciclo di programmazione 2016-2019, sono state messe in campo ingenti risorse per migliorare il comparto depurativo. Sono n. 186 gli interventi complessivamente previsti per il settore.
Tra questi:
  • n.74 interventi mirano al potenziamento della capacità di trattamento. Di questi, n.4 sono stati già conclusi nel corso del 2016, n.45 hanno i lavori in corso (per 28 di essi l’ultimazione dei lavori è prevista entro il 2017), n.25 sono ancora in progettazione, con differenti livelli di approfondimento progettuale. Nel 2016 è stato colmato il 9% del deficit strutturale dei depuratori rispetto alla previsione del Piano Regionale di Tutela delle acque. Un ulteriore 66% sarà colmato a conclusione degli interventi programmati (entro il 2021);
  • n.67 interventi di confinamento e trattamento degli odori in altrettanti impianti non ancora dotati di coperture e sistemi di filtrazione e deodorizzazione delle stazioni più impattanti dal punti di vista delle emissioni odorigene maleodoranti (pretrattamenti e linee fanghi). n. 22 interventi sono già in progettazione. I relativi tempi di realizzazione dipendono comunque dalle tempistiche indicate nei provvedimenti di autorizzazione all’emissione in atmosfera di competenza delle Province. Attualmente risultano autorizzati 51 depuratori di cui 31 in Provincia di Lecce a cui si aggiungono, 12 in provincia di Brindisi (Carovigno consortile, Cisternino, Francavilla Fontana, Latiano, Oria, Ostuni, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torre Santa Susanna, Fasano, Mesagne e Brindisi Fiume Grande), 3 nella Città Metropolitana di Bari (Ruvo-Terlizzi, Cassano Murge e Casamassima nuovo), 2 nella provincia BAT (Trani e Bisceglie), 3 nella provincia di Foggia (Foggia, Cerignola e San Severo). Per ulteriori n. 26 impianti la realizzazione di coperture e dei trattamenti è inclusa nel più generale intervento di potenziamento.
  • n. 9 interventi che mirano a potenziare e/o adeguare i sistemi di smaltimento e allontanamento dei reflui depurati, ovvero ad affinare la qualità dell’effluente depurato per rendere possibile un successivo riutilizzo. Gli stessi sono attualmente ancora in fase progettuale.
Nel 2016 sono stati attivati anche 840 interventi di manutenzione straordinaria ed hanno riguardato prevalentemente la sostituzione/manutenzione delle opere elettromeccaniche soggette ad usura.
L’ultimazione degli interventi di adeguamento/potenziamento ha determinato e continua a determinare un incremento della produzione dei fanghi come diretta conseguenza del miglioramento dell’efficienza depurativa. A regime la produzione di fanghi dovrebbe attestarsi su un valore di circa 360.000 tonnellate/anno. Il 97% del fango prodotto nel 2016 è risultato idoneo al recupero diretto tramite spandimento su suolo, tuttavia la progressiva riduzione delle superfici disponibili entro i confini regionali ha indotto il gestore (dal 2014 in poi) a portare il fango fuori Regione, conferendolo a ditte private che provvedono a recuperarlo sotto forma di compost. Nel 2016 è stata conferita fuori Regione il 52% della produzione complessiva, con indubbio incremento dei costi e conseguenti ricadute sulla tariffa pagata dagli utenti in bolletta. Per superare questa gestione emergenziale e vulnerabile (subordinata a soggetti esterni alla Regione), nel corso del 2016 è stato costituito un gruppo di lavoro (DGR 591 del 26.04.2016) con la finalità di definire le linee guida di un Piano Regionale per la gestione dei fanghi prodotti nel ciclo di trattamento delle acque del sistema idrico integrato pugliese. Detto percorso di pianificazione è ancora in corso.
Tra i fattori che possono inficiare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali (arrivi impropri di acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia). Sono 35 gli impianti di depurazione più frequentemente soggetti a scarichi anomali. È bene evidenziare che le criticità sui depuratori dovute al refluo in ingresso sono in progressiva diminuzione, grazie anche agli oltre 1600 controlli effettuati nel 2016, in parte in collaborazione con le Forze dell’Ordine, sugli scarichi nella rete fognaria che confluisce ai depuratori. A tal proposito è stato sottoscritto un protocollo d’intesa con la Prefettura BAT che ha coinvolto AQP, Provincia, Corpo Forestale dello Stato e Capitaneria di Porto.
Negli ultimi anni, la Regione Puglia ha messo in campo numerose iniziative finalizzate ad incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura , cofinanziando interventi di adeguamento degli impianti depurativi al rispetto del DM 185/2003 e del R.R. n. 8 del 18.04.2012 e di risanamento/realizzazione di sistemi di distribuzione irrigua. (Con D.G.R. n. 2083/2016, N. 49/2017, N. 144/2017e N. 145/2017 sono stati cofinanziati interventi su n.8 impianti: Trani, Barletta, Bisceglie, Castellaneta, Cassano delle Murge, Trani, Santa Cesarea terme, Sammichele di Bari).
In Puglia, nel 2016, è stata riutilizzata l’acqua affinata presso gli impianti di Corsano (volume riutilizzato 2016 in agricoltura 137.995 mc/anno), Gallipoli (volume riutilizzato 2016 in agricoltura 21.250 mc/anno) e Ostuni (volume riutilizzato 2016 in agricoltura 59.352 mc/anno) e Fasano. Dai primi mesi del 2017, il Lago Milecchia viene alimentato con le acque affinate a Noci mentre il sistema integrato di affinamento e riuso di Acquaviva delle Fonti è partito a maggio 2017. A S. Pancrazio Salentino e a Trinitapoli, l’acqua, seppur affinata, non viene ancora distribuita in attesa dell’esecuzione dei lavori sulla rete irrigua, di competenza dei Consorzi di bonifica. Oltre questi impianti ve ne sono 8 già potenzialmente in grado di restituire una risorsa idrica idonea per utilizzi ai fini irrigui, ambientali, civili, ecc., perché dotati di idonee stazioni di trattamento e/o perché attrezzati, con sezioni specifiche dedicate all’affinamento.
Sono 27 gli agglomerati interessati dalla procedura di infrazione n. 2014/2059 ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane. Con riferimento alla precedente procedura n.2004/2034, la Commissione Europea ha recentemente presentato ricorso per la mancata esecuzione della prima sentenza di condanna riguardante i 3 agglomerati di Casamassima, Porto Cesareo e Taviano.
Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo, anche quest’anno ilConsorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo da 33 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l'olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 95% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. In Puglia, nel 2016, il Consorzio ha raccolto 9.210 tonnellate di oli usati. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi - spiega il presidente del CONOU, Paolo Tomasi - rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”.
Con Goletta Verde, infine, viaggia la campagna “Le pratiche estive per vivere il mare, la natura e l’ambiente in sicurezza e salute”, realizzata in collaborazione con il Sindacato Medici Italiani e Assimefac. Un vademecum e diverse iniziative condotte a bordo di Goletta Verde per informare sui comportamenti da tenere per rispettare il mare e tutelare la propria salute e su quelle che sono le minacce di inquinamento e sanitarie presenti lungo le nostre coste.

domenica 11 giugno 2017

Aumento TARI, Legambiente: “Siamo tutti colpevoli. La raccolta differenziata va fatta seriamente”

MARGHERITA DI SAVOIA - «Ancora una volta fa discutere la situazione rifiuti a Margherita di Savoia, oggi in coincidenza con l’arrivo delle cartelle della TARI, che ha visto un conto salato tra le mani dei cittadini.
Ormai tutti sappiamo che la situazione dei rifiuti per Margherita di Savoia è un tasto dolente ad ogni livello. Una situazione che dovrebbe essere più facile gestire in un paese di 12mila abitanti, ma a Margherita tutto è sempre più difficile. Se città come Barletta e Andria sono ormai esempi virtuosi e “comuni ricicloni”, noi ogni anno che passa vediamo le percentuali di raccolta differenziata crollare sempre più.
Ma perché oggi siamo in queste situazioni? Perché i cittadini devono pagare una tassa così alta? Le risposte sono molteplici e non semplici. Ma è da sottolineare che in questa situazione nessuno è salvo: tutti siamo colpevoli.
Che la situazione dell’avvio della raccolta differenziata sarebbe stato un problema per Margherita di Savoia lo sapevano tutti, come ben più volte sottolineato e ribadito da questo circolo, sin dall’emanazione del capitolato d’appalto sotto l’amministrazione Carlucci. Ma all’epoca a tutti andava bene. Perché il problema è proprio quel capitolato capestro che ha portato solo danni al paese e alle casse comunali, e nonostante modifiche, integrazioni, adattamenti ancora oggi non si riesce a trovare una via di fuga e sistemazione per tale situazione, nonostante i cambi d’azienda. Ma se da una parte quel famoso capitolato e contratto ha le sue colpe, non è che i cittadini di Margherita siano meno colpevoli. In tutti i paesi civilmente avanzati e rispettosi dell’ambiente e del territorio hanno avviato la raccolta differenziata porta a porta/spinta con buoni e ottimi risultati, ma a Margherita di Savoia sembra essere impresa ardua.
Oggi il servizio è gestito dalla SIA, un’azienda sempre più in crisi e che mette sotto scacco i nove Comuni che rientrano nel Consorzio di igiene ambientale SIA FG4. L’abbiamo visto proprio qualche giorno fa con laprotesta dei lavoratori che sono costretti a svolgere il proprio lavoro in condizioni assurde e prive di sicurezza. Lavoratori a cui va tutta la nostra solidarietà. Azienda che più volte non ha rispettato il contratto e che continua a non farlo, ma ad essa tutto è concesso. Se l’azienda non svolge correttamente il servizio, il Comune ha tutto il diritto e dovere di non pagare le prestazioni non svolte. Essendo che ogni volta continua anche a chiedere rimodulazione ed aumenti delle prestazioni, essendo finiti i tempi in cui i soci (Comuni del Consorzio) si dividevano i proventi del conferimento in discarica degli altri Comuni. Oggi in piena crisi e debiti, i soci sono chiamati a pagare profumatamente la cattiva gestione del passato.
Ma non sono meno colpevoli i cittadini, che sin dall’inizio non hanno ben accolto e accettato l’avvio della raccolta differenziata porta a porta e i risultati, il 36%, ne sono la dimostrazione. Bisogna essere consapevoli che ormai la linea e gli indirizzi generali sono quelli di andare verso una politica di riduzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti perché le discariche sono colme e non c’è più spazio e possibilità di costruirne altre, incrementando l’inquinamento del nostro territorio.
L’Amministrazione, invece, è stata fin troppo morbida con i trasgressori perché, come avviene in altri Comuni anche limitrofi, è necessaria una politica più forte ed efficace attraverso il sanzionamento e le fototrappole che inchiodino coloro che abbandonano i rifiuti per strada, nelle campagne, nelle periferie. Perché tali trasgressori inficiano il lavoro dei cittadini che quotidianamente, in modo civile, svolgono correttamente la raccolta differenziata. Ma è anche necessaria una politica comunicativa costante per la diffusione della cultura ambientale e della raccolta stessa. Allo stesso tempo ha concesso sin troppo all’azienda, non sanzionandola a sua volta nel cattivo svolgimento del servizio.
Ormai, mentre noi siamo ancora a fare i conti sul far partire la raccolta differenziata, nel resto d’Italia e nel mondo si è superato il concetto di “Comuni Ricicloni” e si è passato ad un approccio e politica di “Rifiuti free” per le amministrazioni che hanno contenuto anche la produzione pro capite di secco residuo al di sotto dei 75 Kg/anno/abitante.
Se oggi i cittadini si trovano a dover pagare una tassa così alta è perché, come già detto, gli errori sono di tutti. Avere una raccolta differenziata del 36% vuol dire che il Comune, i suoi cittadini, subisce uno svantaggio nel calcolo della tassa, ricevendo una “multa di infrazione” per non aver raggiunto la soglia del 65% di RR (legge dello Stato). La Regione Puglia ha dato uno spiraglio ai Comuni “inadempienti” attraverso la Legge Regionale del 2 maggio 2017 n. 5, con il conseguimento almeno del 5% in più di RR per essere salvi dalla ghigliottina dell’Ecotassa 2017.
Ma i cittadini devono ben sapere che tutto l’indifferenziato prodotto, oggi, non viene più portato a Cerignola o Trani perché tali discariche sono stracolme e di conseguenza la “strada” dei nostri rifiuti aumenta e deve arrivare fino a Grottaglie (Taranto), ovvero aumento dei costi di trasporto e conferimento. Ma chi paga questi aumenti? Ovviamente i cittadini attraverso la TARI.
Da qui a breve la soluzione è quella che i Comuni di Margherita di Savoia,Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia facciano fronte comune, uscendo dal Consorzio SIA FG4, ormai in fallimento ed in completa mala gestione, ed entrino nell’ARO BAT. Ed insieme fare un’unica gara per il servizio di raccolta rifiuti.
E ricordiamo a qualcuno, che i proventi della TARI possono essere utilizzati solo ed esclusivamente per il servizio di raccolta rifiuti, essendo una tassa vincolata. Non possono essere utilizzati o destinati per coprire “buchi” o altri servizi. Questo è fare cattiva informazione e strumentalizzare politicamente il malessere e la rabbia dei cittadini.
Piuttosto bisogna far fronte comune per trovare le migliori soluzioni e avviare seriamente la raccolta differenziata nel nostro comune. È inutile continuare a scambiarsi accuse, perché così non risolveremo niente e lo stiamo vedendo e vivendo.»
Circolo Legambiente Margherita di Savoia

sabato 15 ottobre 2016

Legambiente: “Postazioni mobili, buona soluzione. Ma incentivare la sensibilizzazione ed il controllo”




MARGHERITA DI SAVOIA - Lunedì 3 ottobre scorso è stata avviata dal Comune di Margherita di Savoia l’attivazione di sette postazioni mobili, in altrettanti punti della città, al fine di prevenire l’increscioso fenomeno dell’abbandono dei rifiuti e tornare a far crescere la percentuale di raccolta differenziata, così da alleviare anche la tassazione e la bolletta per i cittadini.
Senza alcun dubbio, quella adottata dall’amministrazione, è una buona soluzione tampone al crescente fenomeno degli abbandoni, ma è altrettanto vero che bisogna ed è fondamentale, di pari passo, far intensificare e riprendere l’azione di sensibilizzazione per far sì che i cittadini continuino e riprendano a fare la raccolta differenziata.
Proprio questo circolo aveva consigliato, nell’ultimo comunicato stampa, di adottare un sistema simile a quello della città di Treviso, un comune “Rifiuti free”, con una produzione di rifiuto secco residuo di 60 kg (era di 270 kg nel 2013) annui pro capite, ed una percentuale di raccolta differenziata attestata all’85%. Che, tra le varie soluzioni individuate, ha adottato proprio un sistema parallelo di raccolta dotato di mezzi specifici, l’EcoBus (servizio che funziona come un vero e proprio autobus che può raccogliere fino a 2 tipologie di rifiuti per volta, con fermate da 30 minuti a orari prestabiliti ed è studiato per garantire un servizio capillare) e l’EcoStop (particolare mezzo che staziona per 1 ora in punti fissi prestabiliti e può raccogliere tutte le tipologie di rifiuto: secco non riciclabile, carta, umido, vetro, plastica e lattine).
È ovvio che ogni città e/o paese ha una sua particolare caratteristica territoriale e di cittadinanza, ma ci fa piacere vedere che si incominci a sperimentare ed adottare vari sistemi per giungere a quello più adeguato ed efficiente possibile. È anche vero, però, che deve essere vista come una soluzione temporanea affinché si possa giungere ad un completo sistema di porta a porta spinto e magari all’adozione della tariffazione puntuale così che i cittadini “riciclando” ci possano anche “guadagnare”, con il risparmio in bolletta.
L’unico appello che ci sentiamo di fare all’amministrazione è quello di attuare un maggior controllo nei confronti dell’azienda appaltatrice del servizio, perché se è vero che i cittadini hanno le loro colpe, è anche vero che sono numerose le segnalazioni giunte dai cittadini stessi che avrebbero visto durante la raccolta riversare i rifiuti differenziati tutti nello stesso mezzo, annullando di fatti i lavoro fatto a monte dai cittadini. Ed è ovvio che di conseguenza i cittadini smettono di fare la differenziata se chi dovrebbe garantirla è il primo a non rispettarla.
Come Circolo Legambiente continuiamo ad essere a disposizione dell’Ente comunale e della cittadinanza per trovare le soluzioni migliore per il nostro paese.
Circolo Legambiente Margherita di Savoia

lunedì 21 marzo 2016

Anche a Margherita di Savoia nasce il Comitato “Vota SÌ per fermare le trivelle”

MARGHERITA DI SAVOIA - Ancora oggi i cittadini italiani non sanno che il 17 aprile 2016 sono chiamati ad esercitare il loro diritto di voto per il Referendum contro le Trivelle in mare. Votare  vorrà dire abrogare la norma introdotta dall’ultima Legge di Stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas che insistono nella zona di mare vicina alla costa di non avere più scadenza.
Per essere più efficaci, a livello nazionale e regionale sono stati costituiti i comitati “Vota SÌ per fermare le trivelle” al fine di unire tutte le organizzazioni sociali e produttive affinché la campagna referendaria diventi l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per un’economia più giusta e innovativa. (Approfondimenti)
Anche a Margherita di Savoia si è inteso unire le forze sociali e produttive al fine di tutelare il mare, quale patrimonio ambientale e produttivo riconoscendo la vocazione turistica balneare della città. Ancor di più Margherita di Savoia deve far sentire la sua voce, attraverso questo referendum, e difendere la sua costa, il suo ambiente e la sua economia.
Lo scopo del Comitato è quello di moltiplicare la mobilitazione, diffondere capillarmente l’informazione su tutto il territorio comunale, mettere a disposizione strumenti comuni di comunicazione, di approfondimento e di mobilitazione. Coordinare le attività in essere delle associazioni che già si sono mobilitate nello scopo referendario e creare una sinergia d’intenti al fine di portare al voto più cittadini possibili. Al Comitato possono aderire tutte le organizzazioni sociali, le istituzioni territoriali, le imprese che investono sulla sostenibilità, che intendono mobilitarsi con entusiasmo e creatività per far vincere il SÌ.
Il Comitato, facendo seguito al Consiglio comunale del 19 agosto 2015 in cui all’unanimità si è votato contro le trivellazioni in mare, chiede una nuova posizione pubblica seria e decisa da parte del Sindaco di Margherita di Savoia e di tutti i consiglieri comunali a sostegno del “Sì per fermare le trivelle”. Di portare la discussione pubblica nel prossimo consiglio comunale, qualora si dovesse tenere prima del 17 aprile, o di convocarne uno monotematico per ribadire con fermezza la posizione della nostra città e sensibilizzare i cittadini alla massima partecipazione per il voto referendario del 17 aprile prossimo.
Primi firmatari: Artemia Salina, Asba (stabilimenti balneari), Cooperativa dei Pescatori “San Michele”, Legambiente Margherita di Savoia e cittadini singoli.
Comunicato Stampa Comitato “Vota  per fermare le trivelle”

martedì 27 ottobre 2015

VISITA GUIDATA NELLA SALINA DI MARGHEIRTA DI SAVOIA

VISITA GUIDATA NELLA SALINA DI MARGHEIRTA DI SAVOIA 

Il viaggio nel meraviglioso mondo del sale è diverso a seconda  della tipologia del visitatore, come se fosse un abito cucito su misura. Non ci sono periodi migliori o meno indicati per fare una visita, per ogni stagione, ogni giorno, come ogni ora offre uno scenario unico nel suo genere: colori, piante ed uccelli sono lì che attendono di essere scoperti come un prezioso gioiello.

La visita tipo ha una durata minima di 2 ore, che potrebbero diventare 3,4 o 5 se si decide di approfondire l’area laboratorio ( quello all’aperto costituito anche da attività sull’ecosistema e quello al chiuso con altri esperimenti: estrarre sale dall’acqua madre o vedere come si comportano i liquidi a diversa densità), l’area birdwatching e il percorso sensoriale sollecitando soprattutto l’olfatto grazie alle innumerevoli piante aromatiche presenti.

Il viaggio prosegue direttamente sull’immenso campo naturalistico direttamente nella Zona Salante, tra i bacini dove l’acqua ha subito la trasformazione finale colorandosi di rosa, per osservare da vicino il sale che si sta formando nelle maestose montagne bianche e scoprire, come avviene oggi, la raccolta e la lavorazione del sale.

Sarà nella Zona Evaporante o Riserva Naturale che si apprenderà quanto di misconosciuto c’è attorno a questo speciale cristallo bianco. Numerose forme di vita animale e vegetale, centinaia di specie di uccelli che la popolano durante tutto l’anno ( tra i cui il noto fenicottero rosa, avocette, cavalieri d’italia, volpoche, ecc.) e la caratteristiche vegetazione alofila.

E’ obbligatorio effettuare la visita accompagnati solo da una guida turistica autorizzata dal Centro Visite. La visita va prenotata almeno due giorni prima per questioni organizzative. Si può effettuare dall’alba al tramonto, muniti di proprio mezzo a bordo del quale sale la guida autorizzata.
Se si tratta di auto o camper la guida può accompagnarne fino ad un massimo di tre e le spiegazioni saranno date nei punti di sosta stabiliti quando si è tutti presenti.

Non sono ammessi Pullman a 2 piani.

Nel caso il gruppo fosse costituito da due pullman, necessitano due guide e tutti fruiranno delle stesse attività, vistando le stesse zone, ma i percorsi saranno in ordine inverso ( questo per disposizioni dell’ente AtiSale onde evitare la coesistenza di un numero troppo elevato di visitatori nelle stesse ore e nello stesso momento). 

Per ulteriori info e dettagli:
Centro Visite
Legambiente Margherita di Savoia
Tel. 0883657519
Cell.3278195112